E se navigare persi nello spazio fosse più divertente di quanto sembri?
(racconto alternativo sulla vita dei temerari di Alpha)

  un racconto di: Gianluca De Virgilio
impaginazione e grafica: Marco Vittorini

 

 

 

  

Capitolo 1

Il segnale risuonò nella stanza del comandante John Koenig, svegliandolo dai suoi viaggi, dovuti ad una droga aliena di cui faceva abbondante uso da quando aveva perso ogni ragionevole speranza di poter concludere qualcosa con la bella dottoressa Russell.

Leggermente alterato e con il volto trasfigurato dall'ira, rispose pigiando con forza il pulsante del commpost: "Cosa c'è?"

"Sono Paul, comandante".

"Lo vedo, dimmi che vuoi? E' possibile che non possiate arrangiarvi mai da soli?"

"No, è che ... veda … ehm… sii umano, per pietà, venghi in sala comando, abbiamo un problema…"

Paul conosceva il comandante da dieci anni, ma non aveva superato ancora il trauma derivante dal primo incarico che gli aveva affidato su Alpha, intuendo da subito le potenzialità nascoste di un uomo duro e sicuro di se: parafulmine!

"Arrivo, passo dalla manutenzione a portare il commlock e sono da voi".

Koenig chiuse la comunicazione e corse in sala comando.

A quell'ora del giorno (giorno... ma per cortesia!) la base era già in piena attività. Dopo 3568 giorni di navigazione nel cosmo, tuttavia, alcune cose cominciavano a non funzionare.

Alan Carter stava riparando le Aquile: "Ragazzi, ma è mai possibile che per recuperare un carburatore debba sempre rubare i pezzi in sala mensa? L'altra volta ho sostituito il mirino con la bistecchiera elettrica … spara male, ma vengono delle salamine che …"

Tony Verdeschi, come sempre, era nella camera iperbarica ubriaco fradicio: "Maya", pensava, "Amore mio … hic … Perché mi scansi? Perché quando ti bacio ti trasformi in una cavalletta? …. Hic … Non sarà per l'alito? Eppure sembra buona … quer … qeui … questa birra."

In palestra ferveva l'allenamento degli addetti alla sicurezza: "Dai, Scotty, taglia il salame che io scaldo il pane … poi facciamo due tiri a basket e via".

La sezione idraulica (manica color acqua) lavorava a pieno ritmo per rimettere in sesto le tubature. Kano stava riparando il computer, chiedendosi come mai un elaboratore grande come la base e con centinaia di schede, eprom a volontà, chilometri di fili e 32Kb di ram, si potesse rompere sempre in quello sportello sotto la scrivania.

I maestri vetrai della sezione "Murano" (manica trasparente) avevano appena tolto la maniglia dalla finestra dell'ufficio del comandante: "Lo dicevo io che era un lavoro inutile, quei dementi di alieni hanno analizzato l'atmosfera terrestre del centro di Rio de Janeiro e ci hanno mandato dei serbatoi pieni di … monossido di carbonio!".

Il dottor Russell si stava occupando di ringiovanire le obsolete infrastrutture interne della base; Helena aveva già stilato un dettagliato piano operativo: tendine a fiorellini gialli per le finestre, stucco veneziano di un superbo rosa confetto per la sala comando, panchine e piante sintetiche ad ogni incrocio. Era perfino riuscita a convincere Alan Carter a rivestire i sedili delle aquile con foderine in velluto color panna: erano un'amore. Di tutto questo, ovviamente, i comandante era allo scuro.

La sezione manutenzione era all'incrocio del corridoio 34-N-901 e della rotativa 345.MB, vicino al commpost CD567: bastava svoltare a destra tra la sezione K345 e il portello di manutenzione AM-958*5, e per questo motivo nessuno riusciva mai a trovarla; girava voce che fosse un'entità astrale creata da "loro" per dare importanza alla base, tant'è che alcuni temerari avevano provato più volte ad andarci ma nessuno aveva mai fatto ritorno.

Quel giorno John fu fortunato: trovò la sezione manutenzione vagando senza meta per sole cinque ore, in compenso però scoprì che la sua base aveva una sezione pulizie (manica color polvere) pessima, infatti in terra trovò nell'ordine: tre Alieni morti ormai da tempo, un commpost in legno di faggio (forse dimenticato da qualche operatore bizzarro), un'accetta con inciso "Cellini" e quattro tentacoli bavosi.

"Salve Ted", disse, entrando nella sezione manutenzione, "il mio commpost ha un problema, i tasti neri di tanto in tanto si spostano e non fanno contatto bene; puoi fare qualcosa?" si guardò attorno e continuò: "Ma non doveva essere di turno il professor Queller?"

"Si, certo," rispose Ted trattenendo a stento una risata, "ma è in malattia, stanotte si è fatto male alla schiena provando la sua 'spinta di Queller' con la moglie. Per il suo telecomando ci vorranno due o tre giorni. Intanto vuole usare questo cellulare che hanno dimenticato qui gli ultimi visitatori della base prima che uscissimo dall'orbita?"

"Ah, grazie" rispose John, accendendo il telefonino.

"ASSENZA SEGNALE", lesse sul display. Poi rivolto a Ted: "Ma che cosa mi hai dato, non funziona!"

"E ci credo, il ripetitore più vicino è a 345.654.210.000.000 chilometri!!! Che pretende? Lo tenga spento, che è trendy ed attira le donne…. Capisci a me!"

Uscendo dalla sezione tecnica, John guardò indietro, scorgendo Ted che ancora si dimenava mentre a testa in giù penzolava dal soffitto, appeso per gli alluci. "Ben gli sta", pensò, fregandosi le mani.

Quando arrivò in sala comando l'attività era frenetica.

Kano saltellava da una tastiera all'altra senza sapere cosa stesse facendo, Sandra analizzava dati scritti in cirillico ed aramaico con lo sguardo perso nel nulla, Paul schiacciava i tasti con fare distratto, brontolando tra sé: "Sono tutti scoloriti, non si legge più niente, devo ricordarmi di chiamare la manutenzione".

"Paul", lo chiamò il comandante, "Che cosa succede? Voglio un rapporto dettagliato subito! Sandra, i dati delle sonde! Tanya, mi dia l'altra telecamera!"

"Va bene questa Sony DV345 a 1.950.000?"

"Porc…! Kano, che dice il computer?"

David estrasse la strisciolina di carta dal computer e corse trafelato dal comandante: "Dice…. be', ecco … "

"Allora? Si svegli!"

"Be', c'è scritto: caffè 1.500, brioche 2x3.500, tot 8.500… non capisco, forse un virus…" Quel giorno su Alpha fu reintrodotta la fustigazione in sala mensa.

La tensione si tagliava con il coltello, e toccò proprio a Paul parlare per primo: "Vede, Sire, se lei fosse così umano da ascoltarmi…"

Aveva la lingua felpata e la salivazione azzerata (parlare con il comandante provocava in lui effetti devastanti). "Vede, duca conte", continuò, "abbiamo rilevato un pianeta abitabile, ma è distante almeno dieci giorni da noi, non c'è fretta, è per quello che…"

"Victor! Sai qualcosa di questo pianeta?"

Il simpatico vecchietto era l'unico che potesse rispondere a John senza rischiare l'esilio sul suolo lunare.

"No, John, il computer non dice niente (a parte il fatto che, al limite il computer scrive e non parla) ma devo ancora consultare le mie carte …"

"Beh … cosa aspetti a farlo? Dobbiamo sapere!"

"OK, allora, una bella mescolata ... taglia il mazzo … allora vediamo, cosa vuoi sapere? La salute e l'amore? Bene, vediamo", si grattò ripetutamente il mento, "si, l'impiccato, gli amanti … la paura … o scassamullate … o' scugnizzo …. Beh, vedo un viaggio … lungo. John, hai ripreso a drogarti? Poi .. sì, ecco, a me sembra abitabile e si chiama +¦¦¦¦¦¹"

"Ma che razza di nome è?"

"E cosa ti aspettavi? Tritone o Psycon?"

"Sarebbe stato meglio, ma se i tuoi tarocchi dicono solo quello …"

"No, ci sarebbe altro, ma per saperlo mi devi chiamare in studio per un consulto privato. Ho prezzi modici…."

Ma John non lo ascoltava più, si stava dirigendo verso il suo ufficio, dove lo aspettava Helena per la relazione settimanale sulla salute del personale. Salì i gradini, si sedette alla sua scrivania e chiuse i grossi portoni che separavano il suo ufficio dalla sala comando. Quando la scrivania rimase stritolata tra le due porte, le urla di John risuonarono fino al deposito di Scorie Radioattive: "MA E' MAI POSSIBILE CHE QUANDO PULISCONO DEBBANO SPOSTARE SEMPRE I MOBILI?"

 

Capitolo 2

"Aquila due pronta al decollo", disse Carter rivolgendosi a John.

Ormai il pianeta era nel raggio d'azione delle sonde da almeno ventuno ore. La cosa che tutti si domandavano era: "ma se tra l'ultimo pianeta e questo c'erano 23 anni luce, come abbiamo fatto ad arrivarci in tre mesi? Forse che la nostra immagine arriverà tra venti anni e nove mesi?

L'astronave di ricognizione lasciò la rampa alle 11.34, ora lunare, con a bordo Alan Carter, Helena Russell, Sandra Benes e John Koenig. Ogni volta che i quattro partivano in missione, tutto il personale di Alpha era inspiegabilmente pervaso da una sensazione di essere poco più che zavorra, ma il trauma veniva presto superato quando, completamente ubriachi, cominciavano a strapparsi i vestiti e ad accoppiarsi vicendevolmente per i corridoi della base. Tutti tranne uno: Paul, che veniva regolarmente messo di guardia per segnalare il ritorno della spedizione.

"Non voglio, uffa, sempre a me tocca... Abbiate pietà …". Fece ruotare lo sguardo nella sala alla ricerca di compassione. "Almeno lei, dottoressa Maya … sii umana…"

"Si, come no, umana…", e ridendo sguaiatamente si trasformò in una capra tibetana, cacciando Paul dalla stanza.

Quando Aquila cinque decollò e John si accorse che sul portello c'era scritto "sette" andò su tutte le furie. La distruzione di una moonbuggy parcheggiata vicino alla pista di decollo provocò l'ilarità generale, e così Koenig dimenticò l'increscioso incidente, anche perché Alan si affrettò a staccare con le unghie tutti gli adesivi dall'astronave.

Abbigliamento di Carter: pantaloni alla zuava di flanellona del 1918, stivaloni in pelle, maglione di lana merinos della nonna Ebe in cui stanziava una fiorente comunità di tarme giganti del Borneo (che cominciò subito a rosicchiare l'Aquila), giubbotto in pelle con le insegne del barone rosso, calottina con copriorecche ed occhialoni per il vento tipo Tazio Nuvolari.

"Ma Alan", chiese Helena, "sei sicuro che sia l'abbigliamento adatto per una ricognizione?"

"E come no ... sono il Barone Rosso … vrrrooooom ... rattattattatta, vi uccido tutti…"

La bottiglia di birra rotolò fuori da sotto il sedile di pilotaggio, fu allora che Helen e Sandra cominciarono a gridare.

Alle 12,45 il biplano del Barone Rosso … scusate, Aquila quattordici, atterrò sul pianeta. I portelli (con scritto "dodici") si aprirono e i temerari scesero sul suolo alieno.

Fu allora che videro i cinque umanoidi che li osservavano.

Erano alti circa due metri, avevano dodici gambe, trentaquattro braccia e sulla testa sette orecchie e dieci occhi retrattili.

"Che schifo!", esclamò Helena, che già imbarazzata di stomaco per il viaggio, vomitò anche l'anima.

Sandra svenne quasi subito, ma nessuno ci badò, anzi John le passò sopra e avvicinandosi agli alieni disse:

"Veniamo in pace, siamo terrestri e, con il vostro permesso, ci vorremmo stabilire qui. Pensavamo di mettere una centrale nucleare laggiù, una conceria quassù, un porto militare con sottomarini atomici Kursk vicino a quella baia… insomma quattro piccole cosette che non dovrebbero danneggiare assolutamente il vostro ecosistema…"

"£"!%%&&%$fgfd dgdftreooKKKHo $$%&665 gfdgqqarreto fifkrtiuu"34=888ghk", disse l'alieno più vicino.

"Credo che avremo problemi di comunicazione". John prese in mano il commlock. "Victor ... Victor, è John che parla, ho bisogno della traduzione".

"E secondo te dove vado a trovarlo un vocabolario di questa lingua? E chi sono, Babbo Natale?"

John chiuse la comunicazione riproponendosi come prima cosa al suo ritorno di degradare Victor a sguattero. Poi rivolto agli alieni cominciò a gesticolare con le dita, cercando di farsi capire. Nell'ordine questi furono i risultati della sua mimica: comperò 3500 azioni della società Cesio Potabile, vendette sette Aquile con pilota, si sposò con Helena secondo il rito della chiesa di Moon e fece imbestialire gli alieni, i quali, minacciandoli con una £/&%%!, se ne andarono brontolando frasi del tipo "&/(%%$ ///9&%%67%% ++¦"

Fu così che gli esploratori poterono passare alla fase due: analisi comparata dissociativa del suolo del pianeta.

"Dividiamoci in due gruppi, e vediamo se, con il culo che ci ritroviamo, riusciamo a scoprire, tra milioni di chilometri quadrati da esplorare, i resti di qualche antica civiltà giunta dalla Terra 34.000.000 di anni fa e stabilitasi qui vicino."

La previsione di John fu esatta, infatti dopo estenuanti ricerche di circa trentacinque minuti, in cui tra l'altro Helena si ruppe un'unghia e Sandra, manco a dirlo, svenne tre volte, scoprirono una grotta.

Le due donne entrarono nell'antro con estrema circospezione. "Che schifo! Quante ragnatele, mi si rovina la permanente, ma qui non puliscono mai?"

All'interno il buio celava orridi misteri, e sinistri rumori giungevano dal fondo della grotta: "Ronf, zzzzz, ronf zzzzz, ronf zzzzzz".
"Oh mio dio, che paura!", Helena prese in mano il commlock, "John, corri, presto, c'è un mostro che distrugge tutte le astronavi!"

"…Riduce in pezzi missili e robot !!!! Ma per cortesia, Helena, un po' di serietà, siamo in missione per il popolo di Alpha! Fai un piccolo passo per te ma un grande passo per l'umanità, entra ed illumina la grotta e dimmi cosa vedi, io sto arrivando di corsa".

Le ultime parole Helena non le sentì dal commlock, ma giunsero … dalle sue spalle.

"Puf puf, pant pant, eccomi qua, sono arrivato tardi?"

I due, tenendosi per mano come novelli Hansell e Gretel, entrarono nella grotta e davanti a loro si parò l'orrore, puro semplice e primordiale orrore: una piovra tentacolata e bavosa, che sonnecchiava in un angolo, con i resti bruciacchiati dell'ultimo pasto sparsi ovunque. Ad una prima analisi, la bestia si era sbafata tre stambecchi, sette mufloni pezzati del Tibet, sei metri di pitone reale albino, due gnu, tre addetti alla sicurezza e una buona dose di alieni per dessert. Spossata da tale mangiata, dormiva ora beata.

"Oh mio Dio!", starnazzò Helena stringendosi a John, mentre Sandra … tanto per essere geniale, svenne.

La creatura con un sussulto si svegliò, aprì l'occhio ceruleo e si stirò (operazione che le portò via circa 25 minuti, data la quantità industriale di tentacoli che aveva in dotazione); poi rivolta ai suoi ospiti disse: "Benvenuti nel Dominio del Drago"

"Ma sia serio, quale drago, se lei è una piovra!"

"Vi fermate per cena?", li apostrofò l'essere, "Potrei farvi lessati o ripassati in padella".

Sandra, che si era appena ripresa, svenne nuovamente; la situazione, critica di per sé, si aggravò ulteriormente quando, armato di tomhawak, entrò correndo Tony Cellini. "E' finita per te, bastardo! La smetterai di popolare i miei sogni!"

"E tu chi sei?", chiese il piovrone, contrariato per l'interruzione.

"Il tuo incubo! Stai fermo lì che vengo a prenderti!"

"Sono io che vengo a prendere te", e se lo mangiò.

Approfittando della momentanea distrazione della cosa, John sospinse fuori Helena e, afferrando Sandra per i piedi, si precipitò fuori correndo e domandandosi cosa ci facesse Tony Cellini su quel pianeta, quando gli aveva chiaramente ordinato di non farsi più vedere; ma ben presto cancellò questa domanda dalla sua mente, e più precisamente quando fu baciato da Helena.

"Mio eroe, ci hai salvate!"

John dissimulò modestia, mangiandosi le unghie, "Cose da niente, baby, usciresti a cena con me sabato?"

"Ma ti sembra questo il momento di fare il cascamorto?", lo fulminò Helena.

Dopo aver battuto la testa sei volte ed essere passata in due rovi pieni di spine, Sandra riprese i sensi sdraiata sulla barella in dotazione sull'Aquila trentaquattro.

"Ahia, che dura! Ma non era meglio metterci il materasso?", protestò poi rivolta ad Helena.

"Mi dispiace ma non è previsto tra le dotazioni mediche della base"

"Cosa è successo? Non ricordo nulla…"

"Non ti preoccupare, va tutto bene, non è successo niente, il mostro è rimasto nella grotta ed ha mangiato Cellini."

"Mostro?!?! Quale mostro? AIUTOOO!", e svenne nuovamente.

"Caspita, che tatto!", si complimentò Koenig, e decise di mantenere in animazione sospesa Sandra Benes per il resto dei suoi giorni. "Forse così le eviteremo di cadere per terra tutte le volte", commentò.

Le analisi del terreno portarono via pochi minuti e alla luce vennero le seguenti cose: il liquido rosso dello stagno in cui avevano fatto il bagno poco prima era un composto da Acido di Tricloruro di sodio e sangue di bue; l'atmosfera, durante le piogge, raggiungeva un PH di 3; ogni 35 minuti circa eruttava un vulcano; la piovra nella grotta, abitava in realtà a 35 chilometri da lì, in una città piena di suoi simili molto affamati; i ribelli del Terzo Alone stavano per sferrare l'attacco definitivo al Grigio di Torrell, ma questo non lo potevano sapere; l'animale selvatico più amichevole era una sorta di balena terrestre mista ad un elefante feroce come una tigre e con la bocca di uno squalo, fortunatamente però era talmente sedentario che si era evoluto in … una pianta ad alto fusto. Considerando poi che gli alieni non avevano gradito (per qualche oscura ragione) la loro visita, John Koenig ed i suoi compagni decisero di ripartire per Alpha, non prima però di compiere un ultimo gesto di pace.

"Decolliamo e nuclearizziamo", disse Alan, "è l'unica sicurezza".

Guardando gli effetti della loro azione, John commentò: "Mi piace l'odore del napalm di mattina …. Odora di … vittoria!"

 

Epilogo

John stava raccontando la loro avventura sul pianeta mentendo senza ritegno. "… e poi di comune accordo con le autorità locali abbiamo preferito tornare su Alpha per evitare che la nostra interferenza potesse ….."

"Ma sì, vedrete che troveremo una casa in cui vivere", disse Victor. "Troveremo un pianeta in cui ricominciare. Coltiveremo la terra con aratri di pietra spinti da buoi, le nostre donne partoriranno con dolore, patiremo il freddo in capanne di fango e sterpi, alleveremo le greggi, costruiremo dighe per irrigare i campi e poi le tempeste le distruggeranno … insomma, ricominceremo da capo, abbandoneremo la facile comodità di Alpha per affrontare la nuova affascinante sfida per la sopravvivenza."

Conscio di tutto ciò, ma ancora ubriaco fradicio, Tony Verdeschi si scagliò contro il Controller dei sensori esterni, distruggendolo irrimediabilmente.

"Ma cosa ti prende?", esclamò Kano. "Così non potremo più rilevare pianeti abitabili su cui sbarcare!"

"Appunto … Hic!"

Tutti si allontanarono sghignazzando e dandosi pacche sulle spalle, dopotutto non era così male la vita lì dentro.

Victor seguì gli altri nel corridoio, ma ad un tratto esitò, si girò e …salutò rivolto alla telecamera.

"Ma sei impazzito?", gridò il regista, "Taglia! Taglia! Tutti a posto, ricominciamo dalla battuta 3…"

Fine
Racconto © 2001 di Gianluca De Virgilio. Pubblicato con il consenso dell'autore.